Se oggi mai nessuno si sognerebbe di definirle "barbare", Carducci chiamò così queste liriche come richiamo alle loro origini. Barbare, appunto, perché intenzionalmente scritte a metà tra la metrica classica—greca e latina—e quella italiana dell''epoca, tipica delle lingue romanze moderne. L''orecchio neoclassico le avrebbe quindi percepite come una stonatura dalle vibrazioni inaspettate, un suono straniero. A quello odierno, invece, non rimane che captarle come l''ennesima prova del genio di Carducci.